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Una mano per dare, una per ricevere |
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Incontro spesso persone che si lamentano tutto il santo giorno, perché Tizio possiede la macchina nuova, Caio e la sua famiglia fanno le vacanze in Sardegna, Sempronio e fidanzata vanno tutte le settimane al ristorante, ecc. Persone che sono invidiose se l’altro guadagna di più o riesce ad ottenere un posto di lavoro importante o, come dicono loro “sicuro”. Queste persone vivono male, non fanno altro che criticare e invidiare; passano le loro giornate a lamentarsi di tutto e di tutti; sono talmente egoiste che pensano solo a se stesse e non si accorgono che perdono delle grandi opportunità per fare del bene, per interessarsi “anche” alle altre persone. Il tempo passa inesorabilmente e si porta via ogni loro misera speranza. Misera non perché la speranza di queste persone non sia lecita, ma perché la nostra vita è unica ed è giusto viverla con intensità positiva e piena d’entusiasmo, lasciando un segno del nostro passaggio. Sia esso grande o piccolo non importa, l’importante che sia un segno positivo. Naturalmente, è molto più facile fare del bene (o della beneficenza com’è comunemente chiamata) quando si è ricchi e famosi. Un po’ più difficile farlo nella vita quotidiana di un “comune” mortale come me o come potresti essere Tu che stai leggendo. Un po’ più difficile, ma non impossibile. Mi torna alla mente la frase di Alfred Adler, un famoso psicologo viennese, che scrisse un libro intitolato “Il Significato della vita”. In quel libro diceva: “E' l’individuo che non si interessa agli altri quello che ha più difficoltà nella vita e che procura più danno al prossimo. E sono questi gli individui che falliscono nei loro intenti”. Che cosa voleva dire? Cosa cercava di spiegare ai lettori del suo libro? Permettimi di provare a farlo con una metafora: “Tutti noi abbiamo due mani, una per dare ed una per ricevere”. Ciò significa che le nostre speranze devono, giustamente, essere ricompensate (la mano che riceve) ma contemporaneamente dobbiamo offrire qualcosa in cambio (la mano che da). Potresti obiettarmi che spesso, troppo spesso, la gente approfitta della nostra bontà d’animo e che in cambio, quasi sempre, non ci da nulla. Avresti ragione. Ma un vecchio proverbio dice: ciò che semini, prima o poi raccogli. Non ho mai fatto differenze, nell’aiutare
gli altri, se uno sia più ricco di me o abbia un posizione lavorativa o
sociale migliore. Come non ho mai fatto dei preventivi conteggi per
sapere se aiutare questo o quello mi avrebbe portato dei particolari
vantaggi. Da quando sono tornato militare ed ho acquisito una coscienza
più positiva della vita, l’ho fatto e basta. Perché ho scoperto che
invidiare le altre persone non serve a nulla, non mi permette di
diventare come loro e neppure di accelerare il percorso. L’invidia
porta solamente solitudine e tristezza. Viceversa, spesso aiutando
qualcuno “apriamo” una porta immaginaria. Inizialmente non sai cosa
possa esserci dietro e con franchezza non sai neppure se continuerà a
rimanere aperta anche dopo che avrai terminato di aiutare quella
persona. Ma se la mia testimonianza può esserti utile, sappi che nella
mia esperienza professionale ho acquisito più clienti mostrandomi
sinceramente interessato alle persone, ancor prima delle loro potenziali
attività imprenditoriali. In molti casi non erano neppure imprenditori,
ma giovani persone che ho incontrato durante i miei corsi, che solo dopo
molti anni sono diventati imprenditori di successo. Sino ad oggi sono
stato ampiamente ripagato con gli interessi (non necessariamente
economici); e spesso, oltre che un cliente, ho acquisito anche un amico. Ciò non vuol affermare che devi
andare in giro a fare il “chierichetto” o la “crocerossina”. Ci
sono tanti modi per aiutare qualcuno, anche semplicemente ascoltandolo.
Anni fa, rimasi positivamente impressionato da un film, di cui purtroppo
non ricordo il titolo (se lo conosci, Ti prego di comunicarmelo); l’attore
principale era un bambino (il protagonista di Sesto Senso) che si era
messo in testa un’idea bellissima, ma forse utopica per il nostro
mondo: creare una catena di S. Antonio del bene. In poche parole,
chiunque riceveva un aiuto da qualcuno, non doveva restituirlo a chi lo
aveva fatto, bensì ad un’altra persona che ne avesse avuto bisogno,
così da generare un circolo virtuoso del bene. Io ho provato a far mia
l’idea utopica di quel bambino ed in maniera altrettanto utopica, Ti
dico….. “Non essere invidioso e non pensare unicamente a ricevere,
ma quando puoi, aiuta gli altri. Senza chiedere nulla in cambio e senza
pensare se ne riceverai vantaggi. Aiuta chiunque, senza badare se sia
ricco o povero, bianco o nero. E se in passato Ti ha fatto un torno, Tu
aiutalo lo stesso. Ricordati che quello che seminerai intorno a Te, lo
riceverai con gli interessi”. Chiudo con una citazione storica
del grande Rudyard Kipling: “Dai valore ad ogni istante della tua
vita”. Vi giunga il mio più cordiale saluto e se avete delle domande da pormi su questo o altri argomenti particolari, scrivetemi a: giancarlo@giancarlofornei.com farò il possibile per rispondere personalmente ad ogni mail. Alla prossima.
Giancarlo
Fornei Consulente
& Formatore |