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Insegnare ai docenti ad influenzare positivamente |
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Da molti anni sostengo, sia come formatore esperto in
comunicazione interpersonale e practitioner di programmazione
neuro-linguistica (la scienza dell’eccellenza umana, che studia come
capire gli altri e modellarne i comportamenti vincenti), sia come
personal coach nell’ambito della valorizzazione delle risorse umane,
che l’insegnante del futuro deve evolvere i suoi metodi formativi,
senza limitarsi a “trasferire semplice know-how”, come un automa. Gli
insegnanti hanno un ruolo delicato, molto importante, impegnativo.
Possono e devono trasferire il sapere coinvolgendo i ragazzi,
motivandoli con il loro atteggiamento propositivo e passionale. Oltre
ai fondamentali della cultura, oltre a trasmettere il sapere, devono
aiutare i loro ragazzi “a crescere caratterialmente”. I giovani
hanno bisogno di dialogo, di essere ascoltati, motivati, incitati e
persino capiti. Per crescere, i ragazzi hanno bisogno, oltre alle
“conoscenze cognitive”, di insegnanti capaci di coinvolgerli
emotivamente. Di insegnanti che comunichino sia i contenuti
culturali sia e soprattutto, “valori”. Anziché limitarsi a trasferire solo sapere, i docenti
“evoluti” (come li chiamo simpaticamente io) dovrebbero
interagire continuamente con i loro studenti. Guardarli spesso negli
occhi quando parlano di sé o dei loro problemi, dando loro la giusta
attenzione ed incitandoli a partecipare al dialogo. Dovrebbero smetterla
di interromperli sempre o di parlare sopra le loro voci, rispettando
anche il loro punto di vista (ciò non significa farsi sopraffare dai
ragazzi, ma semplicemente dargli l’opportunità di sentirsi
coinvolti). Mostrare un linguaggio del corpo con posture aperte, volte a
mettere a proprio agio gli studenti. Imparare a sorridere un po’ di più,
sin dal loro ingresso in aula, lasciando metaforicamente “fuori della
porta” il sacchettino con i loro problemi (molti professori sono già
incavolati prima ancora di entrare in classe). Muoversi tra i ragazzi
anziché stare sempre dietro alla fatidica cattedra, in modo da far
capire di essere uno “di loro”. Dovrebbero scendere dal
piedistallo del loro titolo ed essere più semplici, più umili,
consapevoli del proprio ruolo e della propria cultura anche se
maggiormente alla portata dei ragazzi, che eviterebbero di avere la
sensazione di avere di fronte una persona “irraggiungibile” (tipico
di molti professori universitari). Sottolineare i propri discorsi con la
mimica facciale, la postura e l’uso delle mani, o enfatizzarli in certi punti
modificando il tono di voce, usando pertanto, tonalità diverse al posto
della classica voce monocorde (che da la sensazione di avere di fronte
una persona poco interessata alla materia che sta spiegando). Evitare di
leggere il libro o tenere la classica lezione spiegando l’argomento
senza alcun coinvolgimento emotivo, in maniera quasi “glaciale”, ma
condirlo con le proprie esperienze e porre domande aperte, in modo da
coinvolgere ed interagire sempre più spesso con i ragazzi. Faccio il formatore da molti anni, trasferendo
“sapere” e comunicando costantemente con chi ho davanti (a volte mi
riesce di più, a volte di meno), ma soprattutto, mettendoci sempre
tanta passione, perché credo in quello che faccio e spesso mi
dispiace che i ragazzi mi facciano notare la differenza nel mio modo di
fare lezione rispetto a chi mi ha preceduto. A volte mi viene da pensare
che dovrei gioire di queste “differenze”, ma poi, riflettendo mi
domando: Cosa sarebbe in grado di trasmettere la Scuola o
l’Università con docenti e professori che applicassero quelle banali
e semplici regole che ho esposto qui sopra? Non mi considero
certamente il migliore, anche se nel mio piccolo le cose che ho citato
le applico costantemente ed avrei da suggerire ancora moltissimi
consigli. Altresì, evito di sembrare presuntuoso sostenendo che tutti i
problemi che esistono nel mondo della scuola possano essere risolti
grazie ad un comportamento del genere. Sono però fermamente convinto
che un così bravo insegnante, che oltre a “trasmettere il sapere,
lo facesse con passione e riuscisse a comunicare con i suoi ragazzi, sia
con le parole sia con il linguaggio del corpo” riuscirebbe ad
influenzare positivamente il loro rendimento scolastico. Credo che la crisi che assale il mondo della scuola e,
soprattutto molti docenti, sia frutto del fatto che “conoscono in
maniera divina la loro materia”, ma incontrano non poche difficoltà a
trasmetterla ai ragazzi, a farsi capire nonché a motivarli allo studio.
Questi professori sono stati preparati molto bene dal punto di vista
delle “competenze”, anche se purtroppo, almeno una buona parte di
loro pecca nella capacità di trasferire le loro conoscenze e chi
esercita questo mestiere con professionalità, sa bene che per uno che
“vende cultura” questa parte è fondamentale. Pur riconoscendo che
è solo la mia personale interpretazione, sono consapevole che
bisognerebbe fare anche un altro tipo di riforma: formare i futuri
insegnanti, docenti e professori, oltre che a trasferire contenuti a
trasmettere ideali, obiettivi, testimoniare valori, trasmettere emozioni
e motivazioni. Sarebbe una rivoluzione culturale e forse, la mia è
solo un’idea utopica, ma sogno una scuola in cui gli insegnanti
trasferiscono il sapere col sorriso sulle labbra. In cui accanto alla
matematica, la storia, il latino, l’inglese, ecc., ci sia spazio per
insegnare ad ascoltare, a comunicare per capire gli altri nonché farsi
capire. Sogno insegnanti e professori come “Robbins Williams
nell’Attimo Fuggente”, capaci di comunicare con i ragazzi,
ascoltarli e trasferire valori. Continuo a sognare una scuola in cui
si smetta di costringere i ragazzi a studiare una materia con
l’autorità, ma si cerchi di motivarli a studiarla perché coinvolti
ed ammaliati dalla passione dello stesso insegnante, e credimi: la
passione dei ragazzi viene dopo aver dato il buon esempio. A tal proposito, permettimi di smontare un luogo comune:
che i ragazzi oggi non hanno voglia di studiare. Forse per alcuni
è così, anche se mi devi spiegare come può un ragazzo essere
stimolato allo studio se l’insegnante di turno si limita a spiegargli
la sua materia con freddezza, senza passione e senza far provare
emozioni? Come può un ragazzo aver voglia di studiare se il suo
insegnante non riesce a dare un senso allo studio, alla cultura e alla
materia che insegna? Come vede lo studente questo professore? Posso
dirtelo io?! Semplice: se intuisce che dall’altra parte non c’è
nessun tipo di coinvolgimento, non farà assolutamente nulla per
imparare la materia: né con le buone né con le cattive. Pertanto,
anche punirlo risulterà inutile. Parlo spesso con ragazzi dai 17 ai 22
anni e posso garantirti che molti di loro aspettano solamente di essere
coinvolti, ascoltati, motivati e guidati. E gli altri? Quelli che invece
non hanno voglia di far nulla? Mi è rimasta impressa una frase di Don
Lorenzo Milani (che ho letto nella splendida tesina che ha scritto una
giovane studentessa, Enrica Costa, dal titolo “La comunicazione
nell’insegnamento a scuola”): “Agli svogliati basta dare uno
scopo”. Se sei un insegnante, fermati un istante a riflettere:
quali sono le motivazioni, gli obiettivi e gli ideali che offri oggi ai
Tuoi studenti? Tu sai bene che uno dei problemi tipici dell’Istruzione in Italia è che “molti professori sono ben preparati professionalmente, conoscono la materia come le loro tasche, anche se pochi sanno comunicare bene, ed ancor meno sono quelli che sanno veramente coinvolgere i ragazzi e farsi capire”. Immagina per un istante se il mio sogno si avverasse: quali e quanti benefici ne potrebbero scaturire, sia per i ragazzi, che risulterebbero più motivati e coinvolti, sia per gli stessi docenti che sarebbero facilitati nel loro compito di formatori e ne risulterebbero più gratificati?! Mentre continuo a sognare, lascio aperta una porta: chissà se da qualche parte, nel mondo della Scuola e dell’Università, esiste qualcuno disposto a condividere il mio sogno? Ti giunga il mio più cordiale saluto e se hai delle domande da pormi su questo o altri argomenti, scrivimi ad info@giancarlofornei.com farò il possibile per rispondere personalmente ad ogni email. Giancarlo
Fornei Consulente
& Formatore |