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L’importanza dell’essere Umano nel mondo dei servizi |
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Partiamo da un
dato di fatto: nel mondo dei servizi la variabile
principale è l’apporto
umano, esso rappresenta una fondamentale leva
strategica. Possiamo affermare che il “personale
di contatto” o di “front-line” (cioè quello che si relaziona con
la clientela: ad esempio addette/i alla reception di un albergo,
segretarie, personale di vendita al bancone, camerieri, ecc.) traduca in
pratica tutti gli elementi del marketing-mix che compongono il servizio
stesso. Il personale è, a tutti gli effetti, un elemento
insostituibile per la realizzazione e la vendita del servizio finale.
Questi rimane, in definitiva, l’elemento chiave della traduzione in
pratica della strategia di una qualsiasi azienda di servizi (sia essa un’agenzia
pubblicitaria, una casa di spedizioni, un hotel, un ristorante, un’agenzia
di viaggi, un’agenzia assicuratrice, ecc.); poiché è l’effettivo
elemento che differenzia la vendita, l’erogazione e la
somministrazione di un servizio. Dunque, è lecito sostenere che
tutto il personale di contatto deve saper gestire la comunicazione
interpersonale nel migliore dei modi. Ma avviene
effettivamente questo nel mondo dei servizi? Se aprissi un forum di discussione su Migliorarsi e V’invitassi a mandarmi le Vostre
impressioni circa l’ultimo servizio che avete ricevuto, sono convinto
che le esperienze negative supererebbero notevolmente quelle positive. A
chi non è mai successo, infatti, di trovare personale sgarbato al
ristorante? Oppure di non veder soddisfatte le lamentele al ritorno di
una vacanza non propriamente riuscita e pagata profumatamente all’agenzia?
E ancora, di non veder sorridere mai una segretaria che ci riceve dietro
il bancone di vendita di un’agenzia assicuratrice? Fortunatamente non
tutte le aziende di servizi hanno personale che opera in questo modo, ma
il Gap tra la mentalità italiana (volta a vendere) e quella giapponese
(volta ad applicare il marketing relazionale), per esempio, è ancora
enorme. Perché – se è vero che il personale è un elemento insostituibile in azienda – la maggior parte degli imprenditori continua a spendere ed investire unicamente nell’arredamento, in pubblicità, in promozione, nell’estetica dei locali, ecc. e non sceglie accuratamente ed investe nel personale? Perché la spesa per la formazione, la motivazione e l’incentivazione del personale è ancora considerata – da buona parte delle aziende italiane – superflua? La risposta è
facile: manca la
cultura del “fattore umano”. Gli imprenditori dovrebbero avere più
fiducia nei propri collaboratori ed investire su di loro; i
collaboratori dovrebbero essere più disponibili nei confronti dell’azienda
ed assumersi maggiori responsabilità.
Il percorso da
seguire per giungere a questo fine non è certo facile, soprattutto
perché richiede un cambiamento culturale non indifferente (specialmente
in Italia). Iter non semplice ma, non per questo, irraggiungibile! Come si vede, il
problema del cosiddetto “fattore umano” riguarda la direzione ed il
coinvolgimento degli esseri “umani”. Il “capo” può e deve
approfittare di tutte le moderne tecniche per mettere la persona giusta
al posto giusto, controllandone il rendimento e potenziandola non
soltanto con una paga adeguata ma con un costante e progressivo
miglioramento del suo morale e del clima interno dell’intera comunità
di lavoro. È inesatto dire, come taluni credono, che basta migliorare
il salario per ottenere maggior rendimento e soddisfazione sul lavoro.
È risaputo che il denaro non basta a soddisfare le aspettative umane
del lavoratore: l’uomo
ha bisogno non soltanto di sicurezza morale e fisica, ma anche di
sentirsi utile, di sentirsi riconosciuto, rispettato. Lasciatemelo
dire: conosco molti imprenditori che non hanno mai lodato un dipendente
in pubblico e, al contrario, spesso trattano male il personale davanti
al cliente. Non è così che si ottiene fedeltà da parte del cliente e
motivazione al lavoro dal dipendente. L’uomo non è
una macchina, è una persona e, come tale, vuol partecipare alla vita
aziendale e comunitaria. Bisogna perciò motivarlo, incentivarlo e
renderlo partecipe delle scelte aziendali. Non sostengo che debba
partecipare alle scelte strategiche, quelle sono di competenza del
management o dell’imprenditore, però è giusto coinvolgerlo il più
possibile. Purtroppo, la mentalità Italiana è ancora anni luce dietro
quell’americana e giapponese. Eppure, pensate a qualsiasi
struttura volta ai
servizi: TANTO (per non dire tutto). Dunque, in qualsiasi azienda di
servizi, la gestione delle Relazioni Umane è affidata ad esseri umani
(uomini e donne). A persone che con le proprie competenze, gestiscono i
rapporti all’interno dell’impresa (tra management e dipendenti)
oppure con il mercato (tra personale e clienti). Oltre alle proprie
competenze professionali (per esempio: chi è in segreteria deve saper
usare bene il computer), queste persone devono, a mio modesto avviso,
conoscere una componente assolutamente
indispensabile, che esula
da quelle professionali: devono
saper trattare con la gente. Se volessi darvi le mie personali
percentuali affermerei che le competenze professionali e le doti
umane contano al 50%. Il
concetto è chiaro: chi possiede una buona preparazione
tecnica ed ha in più la capacità di sorridere, di suscitare
entusiasmo, di coinvolgere la gente………sarà candidato al successo. Vi porto un piccolo esempio: io non
sono un gran bevitore di caffè, ma quando sono con un cliente oppure
voglio rilassarmi un attimo, mi reco sempre nel solito bar dove Max (il
barista), appena mi vede mi lancia un “buongiorno” con un sorriso a
32 denti e prima ancora che abbia aperto bocca mi chiede al volo…..
“caffè con un bicchiere d’acqua per il signor Fornei?” Max non è
il proprietario del bar e non è neppure un mago del caffè (il suo non
mi sembra niente d’eccezionale) eppure, prendere un caffè da Max è
sempre un piacere. Perché Max Ti fa sentire a proprio agio: lui non Ti
vende il caffè (che potreste prendere da un’altra parte), lui Ti
vende il suo modo di porlo (che non trovate da nessun’altra parte).
Sono convinto che i proprietari del bar hanno capito quali potenzialità
abbia Max e se lo tengano ben
stretto. Questo è
un esempio di cultura del “fattore umano”.
Se siete
imprenditori e avete un’azienda di servizi….datemi retta:
coinvolgete di più i Vostri collaboratori, motivateli ed incentivateli.
Fateli sentire importanti: renderanno molto di più e rimarranno fedeli
al loro posto di lavoro. Se invece siete segretarie, baristi, commesse,
camerieri o altro……stimolate il Vostro datore di lavoro e fategli
capire che meritate fiducia. Non abbiate paura di assumervi nuove
responsabilità e non fate come molte persone che conosco io: alle 17,00
in punto “fuggono” dall’ufficio senza curarsi se il lavoro è
finito. Alla prossima e
scrivetemi a: giancarlo@giancarlofornei.com Giancarlo
Fornei Consulente
& Formatore
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